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Fonte: ICCD - Progetto PACI / ICCD
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Saperi tecniche

Coltivazione di ostriche e di mitili

Nel mare di Taranto un uomo su una barca, vicino ad un pontile, si appresta al lavoro. Un pescatore trasporta una fascina con molte ostriche attaccate e la deposita a terra davanti a un pescatore seduto. Quest'ultimo prende dei rami carichi di ostriche e li taglia con le cesoie in piccoli rametti. Un uomo seduto intreccia questi rametti con le funi in modo da creare il cosiddetto pergolaio. Due uomini sono intenti a staccare gruppi di cozze da un pergolaio e li depositano in una cesta. Due pescatori salgono su una barca carica di pergolai e iniziano a remare. Raggiungono una palafitta sulla quale sono già appesi alcuni pergolai, prendono quelli sulla barca e li sistemano sopra ai pali. Un pescatore si sporge dalla barca, issa a bordo il pergolaio e lo mostra. Un uomo è intento a lavare i mitili nelle ceste mentre altri osservano dalla barca. Un pescatore apre un'ostrica con un coltello. L'attività di mitilicutura a Taranto risale all'anno 1000. L'ostricoltura prevede una prima fase consistente nella raccolta delle larve che in primavera escono dalle ostriche adulte e conducono vita libera per circa una o due settimane prima di fissarsi a un supporto. In questo periodo vengono calate in mare, in vicinanza dei banchi di ostriche adulte, alcune fascine in modo che le larve trovino un supporto adatto per fissarsi. Quando è terminata questa fase le fascine vengono ritirate, disfatte e suddivise in tanti rametti sui quali le piccole ostriche si sono fissate e hanno cominciato a formare le valve della conchiglia. Tutti questi rametti vengono allora inseriti, distanziati, in tratti di corda vegetale di 7-8 m di lunghezza, chiamati pergolai, che a loro volta sono uniti ad altre corde e lasciati pendere in lunghi filari sospesi in acqua, distanziati dal fondo e dalla superficie in modo tale che le giovani ostriche abbiano la possibilità di crescere rimanendo sempre sommerse e non a contatto con il fondo.