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Fonte: Atlante delle Feste Popolari del Piemonte / UniSG

Cantamaggio

Nel mese di maggio un gruppo di giovani, dopo aver vestito da sposa la ragazza più giovane e portando un ramo di pino addobbato con nastri colorati e una bambolina alla cima, andava di casa in casa cantando:

Antruma an custa porta, s’aié d’ra brava gent, s’aisan piesì che cantu, cantuma alegrament.

Oh bei vieni mag, oh ben torna mag, es na stuma ar mais ad mag.

Padrona d’ra ca’, padrona dir castel, andé pie’ ra ciav dir cofu e deni an bel bindel.

Guardé ra nosta spusa ca ià ra chefa an testa, di’ an po’ chi aià catala? Ià catala ra maestra.

Guardé ra nosta spusa ca ià r’anel ar dì, di’ an p0’ chi aià catalu? Ià catalu so marì.

Guardé ra matutina a ra suma dr’arburin, cuna r manini larghi aspeta i vost quatrin.

Padrona d’ra ca’, padrona dir castel, se ceeuri deni na, noi presuma ra Madona che e’vosti farini a fasu pi nen.

(Cerruti, 2000, pp. 48-49)

Le famiglie offrivano uova, dolcetti, frutta secca, oltre a denaro, che solitamente veniva poi elargito alla parrocchia.

La festa terminava con una cena, comprendente una frittata, preparata con i viveri raccolti.

(AT), Italia Regionpiemonte
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