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Fonte: Atlante delle Feste Popolari del Piemonte / UniSG

Calendimaggio

“Nella prima domenica di maggio di ogni anno in questo villaggio vi è una graziosa usanza, che di dice cantar maggio, cioè cantare la festa della natura che colla dolcezza del cielo riveste dei suoi ornamenti la terra rendendole la giovinezza, spiegando gioconda la polpa delle sue bellezze fiorenti […] Quest’usanza di cantar maggio è continuata sa squadre di giovinette dagli otto ai dodici anni, delle quali una, meglio vestita, con ornamenti e l’anello al dito, fa la sposa, un’altra porta un verde alberello guarnito di fiori e nastri variopinti che simboleggiano il mese dei fiori, il sorriso della primavera con tutte le sue gioie e speranze; una terza porta una cesta per raccogliere anche le offerte in natura: uova, ecc., e le altre seguono cantando tutte insieme di porta in porta; alla fine dividono poi le offerte fra tutte loro” (Rocca, 1912, pp. 323-324).

Negli anni Trenta il calendimaggio si festeggiava il 1° maggio in questo modo: un gruppo di giovani della Brina e dei Giretti tagliavano una pianta nel bosco e la ornavano con nastri e addobbi dell’albero di Natale.

Un uomo e una donna si vestivano da sposi, poi il gruppo andava di casa in casa per una sorta di questua cantando:

Si vore nen chërde che l’è arivaie al mèis ‘d magg,

seurti fòra ‘d ca, lo vëdde ben piantà.

Guardé che bela sposa ca porta l’anel al dil. Chi a l’à regalailu?

A l’a regalailu sò marì.

I giovani andavano in giro per il paese, ma essendo piuttosto timidi, non si recavano sul Ponte (piazza Cavour).

Le donne regalavano delle uova, con cui veniva poi preparata una squisita crema, che mangiavano tutti assieme, a chiusura di quella festa semplice e spontanea.

(AT), Italia Regionpiemonte
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