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Fonte: ICPI / MiBACT
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Agricoltura
Media

Autore Michele Gandin. Setacciatura del grano. 1957

Ritratto di contadina e bambino durante la setacciatura del grano.

Una volta mietuto, il grano in cumuli era lasciato asciugare alcuni giorni, veniva poi legato in covoni e trasportato nell’aia; si stendevano i covoni sciolti e si procedeva all’operazione di trebbiatura delle spighe, allo scopo di dividere la paglia dai chicchi di grano.

La prima fase, quella della battitura, poteva essere effettuata a mano ad esempio con il correggiato, formato da due bastoni legati all’estremità superiore, che si batteva sul grano con uno slancio circolare o utilizzando degli animali (buoi, asini, muli) che, girando sui covoni, calpestavano le spighe con gli zoccoli.

Durante la trebbiatura, le spighe di grano steso venivano rivoltate parecchie volte e la paglia mano a mano eliminata con le forche di legno o riammucchiata al centro dell’aia con i rastrelli.

La fase successiva era costituita dall’operazione di spulatura, che serviva a eliminare i chicchi di grano dalle particelle di paglia rimaste, tra cui la pula (l’involucro del chicco). La spulatura si effettuava per ventilazione e per crivellatura, nel primo caso il mucchio di grano da pulire veniva lanciato in aria con pale o forche: nella caduta la paglia, più leggera, volava via, mentre il chicco cadeva in terra. Si usavano anche ventilabri di legno o di vimini, crivelli e setacci.
Era poi il momento dello scambio e della circolazione del prodotto che si svolgeva con l’aiuto di recipienti per misurare il grano.

Pescocostanzo (AQ), Italia Regionabruzzo
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